Pare infatti che non avremo, almeno per ora, "ateobus" a Genova o in altre città italiane. Questo perché la IGPDecaux, società che gestisce gli spazi publicitari sugli autobus in questione ha negato all'UAAR la libertà di parola e agli italiani la libertà di pensiero, senza dubbio sotto forti pressioni da parte della curia genovese. Riportando dal sito dell'UAAR:
La concessionaria di pubblicità IGPDecaux ha comunicato le motivazioni alla base della decisione di non accettare la pubblicità degli autobus UAAR “in base al combinato disposto dell’articolo 10 e 46 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria“.
Tale Codice recita:
Art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona
La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose dei cittadini. Essa deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni.
Art. 46 – Appelli al pubblico
È soggetto alle norme del presente Codice qualunque messaggio volto a sensibilizzare il pubblico su temi di interesse sociale, anche specifici, o che sollecita, direttamente o indirettamente, il volontario apporto di contribuzioni di qualsiasi natura, finalizzate al raggiungimento di obiettivi di carattere sociale.
Tali messaggi devono riportare l’identità dell’autore e del beneficiario della richiesta, nonché l’obiettivo sociale che si intende raggiungere.
I promotori di detti messaggi possono esprimere liberamente le proprie opinioni sul tema trattato, ma deve risultare chiaramente che trattasi di opinioni dei medesimi promotori e non di fatti accertati.
Per contro i messaggi non devono:
sfruttare indebitamente la miseria umana nuocendo alla dignità della persona, né ricorrere a richiami scioccanti tali da ingenerare ingiustificatamente allarmismi, sentimenti di paura o di grave turbamento;
colpevolizzare o addossare responsabilità a coloro che non intendano aderire all’appello;
presentare in modo esagerato il grado o la natura del problema sociale per il quale l’appello viene rivolto;
sovrastimare lo specifico o potenziale valore del contributo all’iniziativa;
sollecitare i minori ad offerte di denaro.
Le presenti disposizioni si applicano anche alla comunicazione commerciale che contenga riferimenti a cause sociali.
Inoltre posso dire di conoscere personalmente persone che senza dubbio hanno sentito, in innumerevoli occasioni, le loro "convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona" polverizzate da esempi di comunicazione commerciale senza dubbio discutibili in gusto e intento. Tali pubblicità sono tuttora visibili su mezzi pubblici presenti sull'intero territorio nazionale. Non mi sento neanche obbligato a riportare esemi specifici. Scegliete una pubblicità a caso e state pur certi che almeno una volta quella pubblicità avrà insultato qualcuno.
E che rispondere a coloro che ritengono la campagna dell'UAAR come "l'ultima delle provocazioni contro la Chiesa Cattolica?" Piuttosto triste che i media debbano dare anche in questa occasione un tale esempio di inveterato servilismo nei confronti di una monarchia assoluta, di uno stato straniero a cui permettiamo di interferire con la vita politica e sociale italiana. Esattamente quale parte del testo pubblicitario proposto dall'UAAR:
«La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona, è che non ne hai bisogno»faceva menzione della Chiesa Cattolica? Il fatto che l'Italia sia un paese a maggioranza cattolica fa necessariamente di ogni attacco logico, filosofico, scientifico e puramente razionale contro la semplice nozione di un essere supremo un attacco contro la Chiesa Cattolica? O si tratta più semplicemente di quello, di una critica alla pura idea di dio e ai devastanti effetti che essa ha avuto nella storia umana e nel nostro presente, non solo a livello globale ma anche a livello strettamente individuale? Consiglierei al pontefice e al suo club un po' di sana modestia - lo ammetto, piuttosto difficile aspettarsene da coloro che hanno la pretesa di essere rappresentanti in terra di una divinità la cui esistenza non è mai stata provata nonostante millenni di tentativi.
C'è da dire che forse l'UAAR il suo risultato lo ha raggiunto ugualmente e che tutta l'attenzione mediatica a livello nazionale potrebbe aiutare la giusta causa dell'incredulità e dello scetticismo molto più di quanto un paio di cartelloni nel capoluogo ligure avrebbero potuto fare. Resta tuttavia il fatto che l'Italia non potrà mai e poi mai considerarsi un paese moderno finché la libertà d'espressione continuerà ad essere repressa dalla paura della maggioranza dominante di contemplare la possibilità che si stia sbagliando.








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